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Perche’ tradurre nella tua testa ti sta impedendo di imparare al meglio una lingua straniera

 

È una cosa che abbiamo capito fin da subito: nell’apprendimento di una lingua straniera il capire e l’esporre sono elementi molto diversi. Sia che si tratti di scritto o di parlato, comprendere ci risulta molto più accessibile già dall’inizio e anzi, è ciò che riusciamo a far progredire più velocemente alimentando il nostro entusiasmo verso la lingua scelta.
Nonostante, con lo studio, le nostra grammatica si rafforzi e il nostro lessico aumenti, può capitare di sentirci bloccati nell’esposizione, come se ci fosse una sorta di divario tra il modo in cui pensiamo le frasi e il modo in cui prendono forma su un foglio o fuori dalla nostra bocca.

Specialmente nel parlato, viene spontaneo puntare il dito verso l’elemento psicologico: in media la nostra educazione linguistica non lascia molto spazio alla conversazione e quindi nel momento di parlare subentra la sensazione di timidezza e insicurezza dell’essere fuori dalla nostra comfort zone.
In realtà il problema può essere ritracciato ancora più indietro; perché ci sentiamo così insicuri?
Perché non ci sentiamo in grado di produrre frasi complesse come quelle che riusciamo a comprendere?
Il nostro cervello si approccia alla lingua che stiamo imparando come si approccia alla nostra lingua nativa e istintivamente aggiunge nel processo un passaggio in più.
Prima pensiamo alla frase nella nostra lingua e poi cerchiamo di tradurla nel momento in cui parliamo.

Questo passaggio porta come svantaggio sicuramente la mancanza di fluidità nel discorso, richiedendo alcuni secondi di stacco tra i componenti di una frase (spesso accompagnati dai cacofonici uuuhm che ci escono di bocca) e rendendo il nostro discorso macchinoso e più difficile da seguire per il nostro interlocutore. Inoltre nella nostra lingua siamo in grado di sostenere complesse strutture sintattiche che non siamo ancora capaci di rendere in quella straniera e quindi ci interrompiamo, non sappiamo come andare avanti, ci incartiamo e non solo risultiamo confusi ma siamo noi stessi a pensare di non essere capaci di parlare quando la verità è che stiamo semplicemente sbagliando approccio.

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