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Punire un alunno adolescente? SI? NO? COME?

 

Il ruolo del docente, si sa, non si limita esclusivamente alle spiegazioni delle materie, alle correzioni dei compiti, alle interrogazioni o al giudicare dando voti.

Esiste un ulteriore aspetto relativo alla figura dell'insegnante (in particolare per chi insegna agli adolescenti), ovvero quello umano.

Per intenderci, è inevitabile che si crei un rapporto fra alunno e docente, e molto spesso questo rapporto prevede che il ragazzo veda nell'insegnante una figura di riferimento, un esempio, a volte quasi un genitore.

Pensiamoci: effettivamente il docente è colui che insegna ad una giovane persona ciò che questo ancora non sa, ciò che deve imparare per raggiungere un obbiettivo (la maturità, un buon voto, ecc...); di conseguenza per l'alunno diventa importante sentirsi dire, da questa fondamentale figura della sua vita, che sta svolgendo un buon lavoro, che è bravo e che può farcela.

Per questo motivo l'incoraggiamento è un aspetto così rilevante nella sfera pedagogica.

Tuttavia, quando è l'alunno che, nonostante l'impegno e gli sforzi del docente, non svolge i suoi incarichi o dimostra negligenza nell'atteggiamento, che fare?

In altre parole, come l'insegnante deve comportarsi quando l'alunno non studia o non fa i compiti?

Ovviamente la prima reazione istintiva è quella di arrabbiarsi, esattamente come facevano tutti i professori quando andavamo al liceo; quanti di voi non si sono mai presi un 2 o una nota per non aver svolto i compiti a casa?

Il problema è che non siamo tutti uguali e non reagiamo tutti allo stesso modo; per ogni adolescente che capisce di aver sbagliato e che la volta seguente non commetterà il medesimo errore, se ne trova un altro invece che vede questo castigo come una situazione totalmente negativa, oltre che un motivo di scontro con quel preciso insegnante.

Logico: è questione di maturità, ma non possiamo prendercela con degli adolescenti accusandoli di essere immaturi; insomma è normale che lo siano dato che si tratta di esseri umani al centro di una fase a metà fra l'età infantile, fatta da spensieratezza e divertimento e l'età adulta, che porta responsabilità e doveri.

Quindi quali possono essere delle soluzioni o degli atteggiamenti idonei a risolvere il tutto?

La regola di base è questa: mai “sgridare”, ma cercare di far capire all'alunno che il suo insegnante è lì per lui, per lavorare con lui ed aiutarlo e non per metterlo in castigo o fargli la predica.

La cosa migliore da fare è far riflettere l'adolescente sul suo comportamento e sul suo “mancato dovere”, e qual è il modo migliore per far meditare una giovane mente se non la scrittura?

Ogni volta che non viene svolto un compito può essere d'aiuto scrivere un tema, magari intitolato appunto la “Punizione”, in cui il ragazzo espone le motivazioni di quest'ultima, scrivendo anche dell'importanza dell'organizzazione e dello studio.

In questo modo, il docente non avrà perso tempo criticando o rimproverando l'alunno, il quale sarà lui da solo a comprendere che i compiti, l'impegno ed il proprio dovere sono tutte cose che gli adulti pretendono da lui, ma solo a fin di bene.

 

Questo è solo un piccolo esempio relativo all'argomento, ma il punto è che un castigo può veramente essere utile se ben pensato.

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