IN controllabil MENTE

Argomenti di cui si è già sentito parlare e straparlare, quelli su famiglia, educazione dei figli, alcol, droghe, violenza sulle donne; argomenti per i quali sono già state espresse idee (sempre ed inequivocabilmente identiche) che in fin dei conti confluiscono nella medesima direzione: quella della distinzione tra bene e male e giusto o sbagliato, proprio come vari corsi d’acqua che sfociano tutti quanti nello stesso mare; argomenti che hanno già avuto la loro grossa dose di inezie distribuite dall'infamia giornalistica.

A questo punto ci troviamo talmente in basso dentro al pozzo dell’unanimità e del pensiero comune che risulta persino impossibile l’arrampicata verso il modico cerchio di luce ormai fioca scrutabile guardando verso l’alto, poiché anche i bordi sul fondo sono stati levigati dalle parole e dai giudizi di migliaia di automi che nei pozzi lanciano ancora le monetine esprimendo un desiderio. Si scivola sulle pareti umide e l’inerpicarsi è considerato follia e addirittura tradimento, il posto giusto dove riporre i “mentecatti” che ci provano sarebbe un istituto psichiatrico, tuttavia in questo ipotetico pozzo manca l’aria da parecchio tempo e nessuno sembra accorgersene; l’odore di chiuso, di una mentalità chiusa, è diventato soffocante, acre e insopportabile. È verificabile in ogni ambito la «dissonanza cognitiva» che aggroviglia le persone in una grande matassa di informazioni erronee, proprio perché percepite in maniera scorretta tramite sotterfugi.

Molti credono di essere legati a catene invisibili che non possono essere rimosse e perciò si adagiano sulle idee altrui, quello di cui però non si rendono conto è che quelle catene sono state fabbricate da loro stessi e la chiave per aprire il lucchetto è nelle loro mani, ma non c’è più speranza di capire poiché l’ignoranza riecheggia nel mondo come l’eco di una voce in un tunnel, con la sottile differenza che l’eco di una voce in un tunnel termina.

 

Sono anche io, purtroppo, una persona grossomodo plasmata dalla società in cui vive, tuttavia avverto un minimo di distacco e perciò mi siedo, mi rilasso e mi godo l’orribile spettacolo che ciò che mi sta intorno mi propone. 

 

di Nicolò Volontè 

 

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