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SE SFERA EBBASTA FOSSE ESISTITO AI NOSTRI TEMPI… Riscrivere le regole all’epoca della Generazione Z

 

 

Sono una mamma. Certo, non solo quello, ma soprattutto una mamma. 

Una over 50 e anche infinita fonte di ispirazione per i rapper/trapper di tutto il mondo. E da ragazzina degli anni ’70 senza Internet, cellulari, whatsapp e registri elettronici, sono a volte sì #mamma, ma anche #st…za (il turpiloquio diretto lo lascio agli insegnanti di mio figlio in classe!) che va in tandem con#ansia. Fortunatamente sopravvissuta all’adolescenza del primogenito già da tempo, sono ancora alle prese con cambiamenti umorali, creme per acne, tempeste ormonali, stillicidi rappettari psichedelici di un 16enne della Generazione Z. 

Superata la fase del “ho generato un mostro” o peggio ancora “dove ho sbagliato?” mentre lo osservo chino sui libri in un virtuosismo multitasking (chat, video, tv, playstation, cuffie), non mi resta che fare appello ai ricordi e riascoltare tutta la ribellione urlata nella metafora del muro deiPink Floyd.  

 

“Silenzio, ora piccolino, non piangere.
Mamma farà avverare ogni tuo incubo.

Mamma ti inculcherà ogni suo timore.
Mamma ti terrà al sicuro sotto la sua ala

Certo non ti farà volare, ma forse ti farà cantare,
Mamma terrà il suo bambino al caldo e coccolato

Ooooh piccolino ooooh bimbo mio oooooh,
Non ti preoccupare ti aiuterà mamma 

a costruire il muro.”


E prima di alzare altri muri, decido di ritornare a scuola, di ritornare ad imparare! Certo, la nostalgia per la poesia di certe parole e melodie alla Battisti o De Andrè, è struggente. Ma quel breve scambio energetico che si attiva tutte le volte che mostro di conoscere un certo refrain incalzante, è impagabile, secondo solo a quando mi improvviso CT della nazionale durante una sua partita di pallone. Niente amica, niente complice, solo curiosa spettatrice dei cambiamenti.  

 

Qual è la differenza fra musica rap e trap? Non nascondo che, cercando di districarmi fra i suoi monosillabi e i diversi beat del trap (suoni della 808 e con molto autotune) e del rap (il ritmo sui cui si fanno le rime sono i 4/4), mi sono chiesta quale disagio ancestrale possa mai dilaniare mio figlio per identificarsi nei testi di queste canzoni e per farsi rappresentare da questi eterni insoddisfatti, a metà fra denuncia e voglia di normalità. 

 

Disperatamente attaccata alla speranza di lasciargli comunque qualche traccia valoriale nel mio essere educatrice, mi capita di immaginare come avrebbe reagito la mia vecchia insegnante di lettere del liceo di fronte a tanta profondità: 

 

…“Mamma, guarda come volo adesso
In un cinque stelle, prima stavo nel campetto
Sfera ne fa un'altra, Gigi versa succo denso
Mamma, non perdo tempo, ce la stiamo facendo, yah”

 

Forse dovrei ricorrrere ad un dizionario italiano-slang adolescenziale per sintonizzarmi sulla stessa lunghezza d’onda, ma sicuramente mi serverebbe un bigino italiano-slang “rappettaro” prima di inserire anche Sfera Ebbasta nella mia playlist!

Cambiare prospettiva? Riscrivere le regole? Tutto cambia, tutto è modellato su esigenze comunicative in evoluzione, se si pensa che anche nel P.O.F. di alcuni istituti una lingua estinta come il latino, inviso ai più, si trasforma in lingua viva. Alla stregua dell’inglese. 

 

Chissà come avrebbero tradotto gli antichi romani “Bella Raga”? 

 

LG

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