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L'ALIMENTAZIONE DELL'UNIVERSITARIO, SANA ED EQUILIBRATA

 

Per usare un eufemismo, l’università è definibile come un periodo “molto particolare”.

L’homus universitarius non segue il calendario dei comuni mortali, i giorni non sono feriali o festivi.

C’è un’unica, grande divisione: prima della sessione d’esami, dopo la sessione d’esami. Ciò comporta una serie di distorsioni a catena, su tutti i fronti. In sessione d’esami non puoi avere vita sociale, ti scordi degli amici, fondamentalmente non dormi per motivi di studio o ansia.

L’unica attività fisica è spazzare la stanza, ma solo nel momento in cui gli acari stanno per trasferirvici la residenza. Ovviamente, tutto questo si riflette sulla nostra tavola, se è vero com’è vero che “noi siamo quello ce mangiamo”. L’alimentazione dell’universitario si può agevolmente scandire in 3 fasi:

 

1.       Durante le lezioni:

Caffè per buttarsi giù dal letto rotolando, e poco altro, perché già eri in ritardo ancora prima di svegliarti. La pausa pranzo è di 30 minuti, in cui devi farci stare una specie di panino al volo, il caffè per non collassare, e il tragitto per arrivare all'aula dopo. Questo ti porterà, arrivando a casa dopo le 4, ad aprire il frigo e svaligiarlo. Senza se, o ma.

2.       In sessione d'esame:

Si mangia per sopravvivere, quello che capita, perché non c'è tempo. Caffè anche in endovena. Quando va di lusso, una pizza a domicilio.

3.       Dopo l'esame:

Se è andato bene, per premiarti mangerai schifezze. Se è andato male, per consolarti mangerai schifezze.

 

Alla luce di quanto emerso, oltre al pezzo di carta “laurea”, dovrebbero omaggiarci di analisi del sangue. Aggratis per tutti. Sembra una battuta, ma fondamentalmente, chi c’è passato o ci sta passando, si ritroverà tra queste righe. Per fortuna che l’università la si affronta da giovani, e l’organismo sa come difendersi. Voglio farvi riflettere su un punto, però, dopo qualche risata: dovremmo imparare a gestire meglio le nostre risorse. Studiare non è più un’attività rilegabile esclusivamente agli anni dell’università. Il ragionamento, della serie “qualche anno di mangiare e vivere a caso ci sta, senza orari, senza regole”, forse non possiamo permettercelo davvero. Le professioni si stanno evolvendo, chi si immette nel mondo del lavoro sa già che sarà richiesto un aggiornamento continuo delle proprie competenze; questo mondo sta correndo veloce. Morale della favola, in minima parte, studieremo per sempre. Superata la crisi da matricola, bisognerebbe cominciare a vivere gli esami come un momento normale della vita, non come un momento da aspettare e da temere. Fare ogni giorno il proprio dovere, con metodo e disciplina. Arriverai all’esame che hai finito il programma, e nemmeno te ne sei accorto.

Lo so, ragazzi, che tra dire e il fare c’è di mezzo il mare. Possiamo, quantomeno, provarci, e fare del nostro meglio. Consapevoli che, quando il frigo piange, e noi pure, una pizza a domicilio sarà sempre la soluzione.

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